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Istituto Superiore Istituto Superiore "Gian Tommaso Giordani"
di Monte Sant'Angelo (FG) - Classico - Scientifico - Ec. Sociale - Tecnico Economico - Socio Sanitario

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Home » Piano Triennale dell'Offerta Formativa 2016 - 2019 » 2. Visione, missione e valori del Giordani » Il territorio nel quale operiamo

Il territorio nel quale operiamo

Aree interne

Nel Documento tecnico collegato alla bozza di Accordo di Partenariato trasmessa alla CE il 9 dicembre 2013 - «Strategia nazionale per le Aree interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance» - il territorio di Monte Sant’Angelo è inserito nelle “Aree Interne”. La definizione generale che il documento tecnico propone di Aree interne sottolinea sia il vincolo di “quella parte maggioritaria del territorio italiano caratterizzata dalla significativa distanza dai centri di offerta di servizi essenziali” sia l’opportunità che deriva dall’essere, queste, terre «ricche di importanti risorse ambientali e culturali e fortemente diversificate per natura e a seguito di secolari processi di antropizzazione. Al ruolo della scuola il Documento tecnico dedica ampio spazio, e perciò si ritiene opportuno richiamare qui alcuni passaggi essenziali, sottolineandone alcuni termini essenziali:

«La scuola è presidio civile, sociale e culturale e luogo di elezione per la creazione di capitale umano. Perdendo la scuola il territorio è quasi naturalmente destinato all’abbandono e alla compromissione delle proprie capacità di sviluppo.

La scuola, come istituzione, dovrebbe assolvere essenzialmente a tre funzioni. La prima, fondamentale, è quella di “attrezzare” i giovani, e quindi di fornirgli una formazione adeguata che gli garantisca la libertà sostanziale, secondo Amartya Sen, di decidere se restare o andarsene. Non si creano le scuole per far rimanere gli studenti nei luoghi di nascita, ma piuttosto per renderli liberi di scegliere dove andare. La seconda funzione della scuola dovrebbe essere, poi, quella di fornire ai ragazzi gli strumenti per dare un senso, anche produttivo, a rimanere nella loro terra di nascita. Si tratta di una formazione mirata alle particolari attitudini e competenze che sono necessarie ai lavori a forte identità locale. La terza funzione della scuola dovrebbe, infine essere, quella di centro civico.

Nelle Aree interne questo triplice ruolo della scuola è ancora più importante di quanto non lo sia nelle grandi città, in particolare per gli aspetti che concorrono ad intensificare i rapporti tra individui e territorio, tra comunità e luoghi di appartenenza e che possono creare un circolo virtuoso e produttivo tra potenzialità umane e ambientali. Tuttavia è proprio nelle Aree interne che il rapporto tra scuola e territorio è più rarefatto. In questi territori dove il circolo vizioso tra abbandono del territorio e smobilitazione della scuola (nelle Aree interne le scuole medie sono presenti nel 60 per cento dei comuni, mentre le scuole superiori solo nel 20 per cento) agisce da decenni, la situazione è aggravata dalle più accentuate situazioni di precariato del corpo docente, che a sua volta è frutto delle condizioni di marginalità in cui il territorio versa. Per coloro che rimangono, tali fattori creano le condizioni per minori rendimenti scolastici e – talora – per una più intensa dispersione scolastica.» (pp. 37-38).

«Come recuperare appieno nelle Aree interne il ruolo della scuola? Occorre agire sulla qualità dell’insegnamento e delle dotazioni, sia infrastrutturali che tecnologiche, ma è necessario anche disporre di strumenti di analisi e modelli di governance in grado di valorizzare le relazioni scuola-territorio nelle due direzioni in cui questa può manifestarsi, dalla scuola al territorio e dal territorio alla scuola.» (p. 38)

«Il rapporto scuola-territorio appena delineato non si può ridurre ad atteggiamenti di conservazione dell’esistente. È necessario costruire un progetto di dimensionamento delle istituzioni scolastiche e di programmazione dell’offerta formativa, sostenuto da un’idea di sviluppo e valorizzazione del territorio, e di ribilanciamento cercando di compensare tra l’importanza che la presenza di una scuola riveste per una Comunità, e il diritto dei ragazzi ad avere Istituti capaci di mantenere standard elevati. Le regioni, nell’esercizio delle loro funzioni di programmazione dell’offerta formativa, possono svolgere un ruolo decisivo nella direzione prima indicata. In questa ottica le competenze previste dalla normativa non possono essere esercitate in una logica corporativa. I diversi livelli istituzionali devono concorrere a garantire i diritti di cui sono titolari gli studenti e realizzare, dopo averli condivisi, gli obiettivi definiti.» (p. 38).

«Concretamente, sono auspicabili le seguenti azioni:

a)  la qualità dell’insegnamento è fondamentale per il rilancio delle Aree interne ma essa è messa a dura prova dalla condizione di marginalità in cui esse versano e dalle conseguenti condizioni di precariato che spesso caratterizzano il corpo docente. Chi ha il compito di gestione del personale deve creare le condizioni per invertire queste tendenze, realizzando, se necessario, accordi che garantiscano al personale condizioni di stabilità di sede per un certo numero di anni in cambio di un impegno, un vincolo, a permanere per lo stesso numero di anni nelle Aree interne o disagiate;

b)  i giovani delle Aree interne devono accedere alle stesse opportunità in termini di offerta scolastica che cui accedono i ragazzi che vivono nei centri maggiori. Vanno quindi ricercate le migliori soluzioni di ribilanciamento della presenza degli Istituti sui territori facendo leva e incentivando la cooperazione tra Comuni e garantendo al contempo servizi di trasporto pubblico locale efficienti e funzionali alla frequenza scolastica;

c)  occorre rilanciare un Patto tra Stato e Regioni (e studenti) delle Aree interne, e costruire le condizioni per una leale e proficua collaborazione tra l’amministrazione scolastica (Ufficio scolastico regionale) e la Regione (livello politico e amministrativo), ponendo al centro le esigenze dei giovani. Le Aree interne sono luoghi dove il patto, attraverso interventi intenzionali coordinati, può rappresentare una grande chance;

d)  la scuola, per esercitare la sua funzione di istituzione in grado di sviluppare il senso civico nelle nuove generazioni (si pensi alla cultura della legalità nelle aree caratterizzate da una forte presenza della criminalità organizzata) e più in generale per ricostruire il capitale sociale di un territorio, è necessario che si apra alle realtà sociali, economiche e culturali e riprenda un rapporto anche con gli adulti. Le scuole possono essere il luogo privilegiato per uno scambio di conoscenze e competenze tipiche dei contesti di apprendimento formali con le competenze derivanti da esperienze legate ai contesti, ai mestieri e alle tradizioni locali. Si possono realizzare circuiti virtuosi per valorizzare la sapienza e la specificità di tradizioni tipiche e produzioni locali, con la possibilità di una loro rivisitazione e riproposizione in contesti storici completamente nuovi (caratterizzati, tra l’altro, da una presenza diffusa di nuove tecnologie con tutte le loro potenzialità).» (p. 39).

L’Ente locale

Il D.P.R. 20/07/2015 ha disposto lo «scioglimento, per la durata di diciotto mesi, a norma dell'art. 143 del D.lgs. n. 267 del 2000, del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo (Foggia) e contestuale affidamento della gestione del comune suddetto alla commissione straordinaria...». Si legge nel decreto:“Rileva, innanzitutto, a tal proposito, l’impropria commistione di ruoli tra funzioni politiche e funzioni amministrative che non può essere letta solo come mala gestio. Se, infatti, è vero, da un lato, che l’attività ispettiva ha rilevato una sostanziale inadeguatezza dell’apparato burocratico sul piano qualitativo e quantitativo, nonché patologiche forme di disorganizzazione e di disordine amministrativo…”. L’«inadeguatezza» cui accenna il decreto non è un problema che riguarda solo la città di Monte Sant’Angelo, ma potrebbe facilmente essere esteso ad aree molto più ampie del Paese. Tuttavia è questo un punto cruciale che chiama la scuola a farsi carico del problema, ad occuparsi proprio delle cause e delle conseguenze di tale “inadeguatezza” formando cittadini che abbiano le competenze per individuarla, affrontarla e gestirla.

Prospettive di sviluppo

Il territorio proviene dall’ormai evidente fallimento dell'industrializzazione forzata che interessava il triangolo Monte Sant'Angelo - Manfredonia - Mattinata con la chiusura dell'Enichem nel 1994. Il rilancio della piccola e media impresa (Manfredonia Sviluppo e Contratto d'Area) nella piana di Macchia fatica a decollare (come da vertenza Sangalli - vetro in corso) e non lascia spazio all'ottimismo.

Cauto ottimismo, tuttavia, provengono dalle possibilità di sviluppo del turismo religioso.

Il turismo balneare (del Gargano) offre qualche possibilità di sviluppo legato all'offerta di percorsi culturali, enogastronomici, religiosi e perciò è legato allo sviluppo della qualità e della destagionalizzazione.

Il Paese è ricco di testimonianze artistiche, religiose, culturali, paesaggistiche.

  • Il 25 giugno 2011 il Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo diventa Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO con il circuito seriale The Longobards in Italy, Places of Power, 568 – 774 A.D., entrando a far parte della schiera dei più autorevoli Beni Culturali del mondo e cioè nella World Heritage List.
  • Il 5 gennaio 2014 la National Geographic Society ha riconosciuto la Grotta di San Michele Arcangelo come una delle grotte più belle del mondo.
  • Dal luglio 2017 le faggete vetuste della Foresta Umbra sono riconosciute come patrimonio UNESCO all'interno di un sito seriale e transnazionale.

Sono ancora presenti alcuni artigiani cona le loro competenze e la città ospita la sede centrale dell'Ente Parco del Gargano.

L’artigianato digitale, per svilupparsi, ha bisogno dell’artigianato tradizionale dal quale mutuare non solo gli oggetti ma la manualità e la tecnica progettuale e produttiva. Per le particolari condizioni geostoriche, il territorio offre la ricchezza di un artigianato specializzato le cui tecniche risultano preziosissime per le applicazioni digitali.

Fruizione dei beni culturali e museali, in senso molto ampio compreso il Parco del Gargano; creazione di percorsi personalizzabili (turismo religioso, ambientale, sportivo, culturale, scientifico si intrecciano nel territorio); innovazione sociale: condominio solidale, GAS (gruppi di acquisto), Internet dell’energia, bike sharing etc.. possono trovare in questo luogo le condizioni storiche e culturali ideali per svilupparsi.

Il Gargano offre una variabilità di ecosistemi unica al mondo che lo rende laboratorio ideale per l’innovazione agrobiologica. In un territorio a vocazione agricola (Tavoliere) e con un patrimonio forestale (Gargano) si ritiene che vi siano le condizioni per la “Precision Farming” intesa come strategia agronomica tesa ad ottimizzare gli interventi tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo.

Nella piana di Macchia, i frantoi oleari,  per lo più rimodernati nelle macchine, e dotati di ciclo di imbottigliamento, iniziano a commercializzare i loro prodotti finiti che riscuotono sul mercato un certo successo (vedi Expo2015) Occorre intervenire per mettere in rete tutti i produttori della zona per rendere il prodotto certificato dal marchio doc e/o dop. 
La città ospita la sede del GAL Gargano e degli uffici dell'ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali). Il territorio di Monte Sant'Angelo ha ala maggiore estensione di aree boscate dell'intera Puglia: bosco Quarto e Foresta Umbra.
L'agricoltura di nicchia ( precisioni farming) va innescata anche su quella parte del territorio, ormai da anni abbandonato che, caratterizzato da  aree terrazzate, offre proprietà fisiche che ben si prestano all'impianto di vigneti e di mandorleti. Ciò, con la manutenzione dei muri a secco, contribuirebbe anche tutelare l'aspetto paesaggistico ed ambientale della zona e ad evitare il dissesto idrogeologico geologico sui declivi dei monti.

Interessanti indicazioni provengono anche dal nuovo Piano Energetico Ambientale della Regione Puglia, in corso di approvazione, che rivolge la propria attenzione a stimolare e supportare la nascita di nuove imprese, con il coinvolgimento sia della filiera manifatturiera che di quella di erogazione dei servizi, nonché quella del recupero del materiale post-dismissione. L’idea è quella di promuovere ed attivare la produzione di energia a biomasse territorialmente decentrato incoraggiando la pianificazione di filiere agro-energetiche, territorialmente diffuse ed innervate nel tessuto socio economico del contesto rurale, e di quello perturbano se volto alla riqualificazione di aree degradate, quale fattore di creazione di nuova imprenditorialità e di nuova occupazione. Tra le competenze tecnologiche legate all'energia occorre considerare anche le prospettive offerte dalla geotermia.

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Inviato da admin il Dom, 07/02/2016 - 23:31

Indice

  • 1. Il nostro istituto
  • 2. Visione, missione e valori del Giordani
    • I nostri sogni e i nostri obiettivi
    • Rapporto di Autovalutazione (RAV) - 2019/2022
    • Il territorio nel quale operiamo
    • Piano di Miglioramento
  • 3. Il Curricolo di Istituto
  • 4. Arricchire il curricolo
  • 5. Gli strumenti che utilizziamo
  • 6. Miglioramento e formazione: cosa progettiamo
  • 7. Con chi collaboriamo
  • 8. La nostra storia
  • 9. Indice Analitico

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